Il Dipartimento Audiovisivo e Multimediale è lieto di annunciare i vincitori del PCTO fotografico legato a Reggio Film Festival 2026, selezionati tra tutte le classi partecipanti.Il PCTO ha offerto uno spazio unico per esprimere la vostra visione sul proibito promuovendo un mondo più attento ed equo.
La giuria tecnica, composta dai docenti del dipartimento, ha scelto i vincitori in base ai seguenti criteri:
● Originalità: è stata premiata la capacità di presentare una prospettiva originale, creativa e distintiva.
●Pertinenza in relazione al cortometraggio scelto: si è tenuto conto del legame tra la fotografia e uno dei cortometraggi del festival, spiegando nell’abstract la connessione con esso.
● Aspetti tecnici: qualità della foto, composizione, post-produzione
● Efficacia comunicativa
Dopo un’attenta valutazione, ecco i risultati:
CLASSE 3E
Autore: Veronica Truzzi
Titolo: Matador

Motivazione: L’originalità sta nel trasformare una scena surreale come il volto che diventa toro, in una immagine minimalista. La luce fredda e la silhouette rendono l’essenza della narrazione: ‘autodistruzione di chi cerca una identità’ nel voler dominare gli altri.
La luce da dietro la schiena del soggetto crea un effetto drammatico.
Fa riflettere su come, quando cerchiamo di sentirci importanti dominando gli altri, rischiamo di perdere noi stessi.
CLASSE 3G
Autore: Lisa Yaxuan Hu
Titolo: Dear mum

Motivazione:
La fotografia di Lisa Hu è stata scelta per il coraggio e la maturità con cui affronta un tema delicato e spesso taciuto come quello della crescita femminile, ispirandosi al cortometraggio “Blood Ties”. Nel suo scatto fotografico, l’uso della luce rossa non è una semplice scelta estetica, ma un linguaggio visivo preciso e consapevole: il rosso evoca il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, richiama la dimensione fisica e intima delle mestruazioni e denuncia, con forza silenziosa, il peso del pudore e della vergogna con cui troppo spesso le ragazze sono portate a vivere questo momento. Al centro dell’immagine risuona il gesto rivoluzionario compiuto dalla protagonista del corto, che con un eyeliner, simbolo di femminilità, ridisegna la figura maschile sul cartello del bagno, trasformando un atto quotidiano in un atto di protesta contro i pregiudizi. Un lavoro personale e coraggioso, che dimostra grande sensibilità sia nella scelta del soggetto che nell’elaborazione tecnica.
CLASSE 4E
Autore: Matteo Illuminati
Titolo: Immerso nel Lavoro

Motivazione: La foto ritrae un uomo immerso nel proprio lavoro un momento prima che la magia del vento porti le persone a non essere più isolate, a scambiarsi le vite e a provare qualcosa di nuovo per stare bene con se stessi. Lo scatto è un chiaro riferimento al corto Jour de Vent. Si distingue per la composizione attenta e curata e l’uso efficace dei colori tesi a creare un’assonanza cromatica e compositiva nella struttura decentrata che pone il soggetto di lato piccolo di fronte alla meraviglia dell’albero sullo sfondo con l’apertura dei rami che richiama la forma del quaderno aperto sulle gambe. Un isolamento quindi che anticipa di poco un ribaltamento di prospettiva verso una maggiore apertura rischiarata dalla luce calda sul fondo a sinistra e dalla magia dell’ albero sul fondo a destra.
CLASSE 4G
Autore: Marysol Meglioli
Titolo: Soul Tie

Motivazione: La foto con un uso audace del buio e della luce rossa trasforma l’intimita’:sceglie di nascondere tutto, tranne l’essenziale.
Prende l’idea del sangue (presente nel cortometraggio)e lo trasforma in qualcosa di piu’ profondo: il filo rosso che unisce due sorelle che si amano. Non copia, ma reinventa.
Nonostante il buio, si vedono le espressioni giuste e la luce rossa non disturba.
Non mostra due volti ma ci fa vedere quello che non si puo’ fotografare: il legame dell’ anima.
CLASSE 5E
Autore: Alessandra Benevelli
Titolo: Ombre di verità

Motivazione: La foto si distingue per una ricerca concettuale fuori dal comune mettendo in scena un’allegoria. L’idea di utilizzare le ombre per richiamare il Mito della Caverna di Platone è una scelta colta e distintiva, che trasforma il mezzo fotografico in uno strumento di indagine sul confine tra reale e virtuale. L’uso del bianco e nero netto elimina ogni distrazione cromatica, focalizzando l’attenzione sul contrasto tra luce e oscurità. La composizione è rigorosa: la retroilluminazione crea una “bolla” di verità apparente, mentre la scelta di lasciare visibili le mani e i sostegni delle sagome svela l’artificio, rendendo visibile lo “scarto” citato nell’abstract. La metafora della “libertà illusoria” degli uccelli guidati da mani invisibili arriva dritta allo spettatore, creando un parallelo chiarissimo con la manipolazione della realtà sui social media. La foto riesce nell’intento dichiarato: non si fa solo guardare, ma spinge a interrogarsi su ciò che è “ombra” e ciò che è “verità” nelle immagini che consumiamo quotidianamente. Il riferimento al cortometraggio “Storytelling” è reso visivamente attraverso un’estetica che ricorda il disegno animato, dimostrando una grande capacità di sintesi tra il linguaggio cinematografico visionato e quello fotografico prodotto.
CLASSE 5G
Autore: Serena Catellani
Titolo: A un palmo di distanza

Motivazione: Una reinterpretazione creativa del tema del contatto e della separazione. L’originalità risiede nella scelta di non mostrare i volti, lasciando che sia esclusivamente la tensione muscolare delle mani e la texture del muro scrostato a raccontare il conflitto tra desiderio di abbracciarsi e isolamento. La luce che colpisce la mano a sinistra contrasta con l’ombra profonda in cui è immersa la mano a destra, sottolineando visivamente l’impossibilità del contatto. La composizione tripartita (mano-muro-mano) crea un ritmo visivo che guida l’occhio direttamente sul “vuoto” incolmabile tra le due estremità. L’immagine riesce a rendere tangibile il senso di condizione forzata citato nell’abstract. Il fiore viola, posto esattamente al centro della barriera, diventa un simbolo potente di resistenza: un fragile tentativo di bellezza che sfida il controllo e la dipendenza. La foto non è solo una rappresentazione di un limite, ma un manifesto visivo della volontà di superarlo. La fotografia cattura bene l’essenza del corto Don’t Leave Home, traducendo lo spazio domestico claustrofobico in una metafora universale. Il “palmo di distanza” del titolo può diventare anche una misura poetica dell’incomunicabilità umana.